PAROLE DISPERSE DAL VENTO
di Morena Amparore

La gente
osserva,
parla,
grida.

Sì,
grido anch'io
per chi non può,
per chi non ha più voce
perché ha gridato troppo
e nessuno gli da ascolto.

Le parole vengono portate via dal vento;
nessuno tenta di riprenderle.
Non alziamo un dito.
Permettiamo che tutto vada avanti
come sempre.

Le guerre continuano,
la pace svanisce,
i bambini piangono
…e la luce si spegne.

 

 

 

 

IL GOVERNO CROLLA
di Federico Caruso

Il governo crolla sotto le fiamme
di una camionetta.
Il governo crolla sotto la barbarie
dei giovani incappucciati.
Roma è in fiamme!

 

 

 

 

MILANO, ORE 17    
di Cinzia Luigia Cavallaro

Un bar a caso, piazza del Duomo
nuvole di latte nel tè bollente e profumato
troppa rabbia non dissolve.
Guardare fuori dalla vetrina e piangere
per il rumoroso egoismo ignorante
— dei nostri padroni traditori, dei signori politici impostori  —
massacra il popolo, quello onesto, e la sua fierezza.
Anche respirare è faticoso nella pesantezza di quest’aria
gravida d’incertezza sconfortante, d’ignorante cupidigia.
Nelle scale della metrò
scorgo sempre più scarpe vecchie
lacci logori, carro armato consumato:
sostengono gambe deboli
occhi spauriti e lucidi
respiri faticosi.
Sempre di più così
sempre di più.
Quanti passi
quali cammini
quanti giorni bui ancora?
In questo paese spaesato
alla deriva
ci vuole un popolo
dalle gambe forti
e dal cuore fiero.





CON IL TUO NOME DI DONNA SUADENTE
di Elisabetta Comastri

Fame alle spalle e guerra nelle ossa
io sono l’onda che vi porta in braccio
mentre al confine fra gli occhi e le dita
verso quest’ultima battaglia per campare
stretti ad un sogno vi trasporta in tanti
svenduti a disperati trafficanti
di libertà che imbarcano futuri
al costo dei risparmi d’una vita.
Ed io, che sudo il mare sulle creste
io, onda, che vago di viaggi
di errori di promesse e di ritorni
sospingo queste nere come piaghe
carcasse brancolanti di speranza
che bruciano il profilo nelle nebbie
di strani corsi azzurri come i sogni.
È il posto delle ali la mia meta
e nel ricordo azzardo una Sirena
che mi abitò e che portai a cavallo
di cui ripeto fantastica avventura
alla scoperta di una vita che si possa
e trovi posto per occhi di bambini
nati due volte ed oggi come prima
ignari della sorte dei domani.
Negra di rocce c’è un’isola di sole
che già ripete il volto della vita
mentre promette fra scaglie di silicio
l’abbaglio della luce che ritorna.
Con il tuo nome di donna suadente
tu, Lampedusa, mi aspetti nelle sere
da mille ed oltre anni di fatiche
ma mai non seppi come nel dolore
di queste mani che annaspano nel mare
quale il tuo sasso doni a troppi affanni
oro di sole e profumo delle stelle
sopra le rocce dell’aspro tuo profilo.


Sto per andarmene verso le mie storie
verso gli abissi che mi chiederanno
e cui dovrò confondere di flutti
il sale delle lacrime che annera
l’alba dei profughi nei mari dei mondi
che chiede al cielo e alle nubi di tutti
una più giusta e globale primavera.





EPPURE, ROVINE MAESTOSE SFIDANO VENTI. POMPEI.  
di Vito De Meo

Tenebre più cupe d'orrende eruzioni
e di atroci guerre,
silenziose ma vivissime, massacrano
le nostre antiche lande italiche e
ciò che della nostra immensa storia
rimane come memoria e perenne monito.

Occhi spenti, indifferenti, sensibili
solo al lordo  luccichio dell'oro.

Menti spente, stanche, tristi,
stanziano inerti innanzi allo spettro sterile
della più immonda pubblicità e tv.

Adulti corpi flaccidi, grinzosi, su divani colmi di gossip,
dimenticano di guidare la progenie verso
orizzonti più miti e sereni.


Eppure, rovine maestose sfidano venti,
sconfiggono le più dure intemperie
e di secolare abbandono si nutrono
resistendo oltre ogni ragionevole sconforto.

Un crollo. Due, tre... uno dopo l'altro.
Un salto nell'oblio, nel dimenticatoio, nell'ignoranza...
nella violenza.

Eppure, sono ancora lì, testimonianze vive di ciò che fu.
Ai posteri l'ardua sentenza?
No, solo il buio.
Ingrata eredità d'ingrato ingegno.

 

 

 

 

L'ITALIA DEL 17 MARZO 2011
di Cristoforo De Vivo

Italia: parola azzurra all'infinito
Da questa razza adolescente
Che ha sempre una poesia nuova da costruire
Una gloria nuova da conquistare.
Primavera di sillabe fiorite
Come le rose dei giardini,
stellata come i firmamenti
con immense arcate blu.
Italia: nome nostro e dei nostri figli,
che la vita hanno dato per Te in questo giorno,
via maestra del nostro amore,
rifugio dei nostri pensieri,
ultimo bacio sulle nostre palpebre
nel giorno della morte.
Voce profonda e di mistero,
richiamo insistente dell'aldilà,
dobbiamo, dobbiamo pensare
all'eternità.






UN MAZZO DI ONOREVOLI APPASSITI
di Michele Delpiano

Non lontano da me il pianto di una signora più che centenaria
i suoi lamenti per il puzzo di monnezza
e di abbondanti menzogne che le promettono il lustro
il disappunto
per quel qualcuno che scambia atteggiamento libertino per liberale
la sofferenza
per la Costituzione scalpellata come se non fosse il suo piedistallo…
…come se fosse interpretabile a propria discrezione.

Non lontano da me il suo gemito
perché qualche sorella europea le ride in faccia
ora che i conti non tornano…

…non l’ aveva detto lei ai suoi nocchieri
con il calo dell’occupazione, del numero di esportazioni, di vendite
con l’aumento del debito pubblico…
che era con l’acqua alla gola?
che entrava acqua da tutte le parti e che la barca affondava?

E poi quel morbo che insiste come una maledizione
quello che la vogliono spezzettare… tagliare in due…
…che fine farebbe il sangue dei militi sparso
sui ponti nelle città nelle campagne sui monti?

Non lontano da me la sua supplica
di sradicare dal suo vaso tutti gli onorevoli appassiti
e di piantarne dei nuovi
con idee fresche, sane, all’avanguardia.

Non lontano da me la sua dignità calpestata
e la brama di poter camminare di nuovo a testa alta.

 

 

 

 

 

BORGATA 1950
di Bruno Guidotti

I grigiore dell’alba, scialbo si posa
Sulle vecchie baracche, dai tetti di lamiere e cartoni.
Alle finestre plastiche bianche,
che il vento strapazza, e il sole arroventa.
Stradine ignote di nome, colme di buche e di erbacce.
Terra seccata che sollevata dal vento raschia la gola.
   
Gomme squarciate,  carcasse d’auto rubate,    
 percorsi appena accennati, oltre i quali si estendono
sporche distese, che anelano ai profili di monti lontani.
Qui stanche figure si muovono vinte,
volti scavati, sorrisi sdentati, giovani donne dai seni cadenti,
bambini invecchiati sempre pronti alla lotta.
Gente senza un certo domani, ove l'onestà è un lusso per ricchi
e l'omertà una regola imposta.
La vita non dono, ma continua e rischiosa conquista.
   
Il romano acquedotto, triste osserva il degrado d'intorno,
memore di un glorioso passato.
Ora grida volgari, urla di donne e bambini,   
che si elevano in aria,  e diventano inni, e gli stenti:  riscrivon  la storia.
Al calar della sera, un gruppo d’amici gioca alla morra,
ed un altro è intento a giocarsi  il solito quartino di vino,
per dimenticare del giorno e la fatica e gli stenti.
Luminosa nel cielo sale la luna, nella volta  celeste miliardi di stelle.
Della borgata assopita s’ode il respiro, la notte copre le povere cose.






DESTA ITALIA  
di Federico Mattioni

Italia che desta fu,
nel guardarsi le lacerate ferite
fuma di aliti cattivi e pesanti,
fra le scale del presunto sapere.

Italia sbronza
fra i capitelli del sapere, inciampa,
vomitandosi addosso,
anni di salutare diniego.

Le parole sono importanti, cara benestante Italia,
ti fingi povera e sei piena di falsi miti,
ma questo è il mondo,
dove l’Italia destata si è addormentata.

Italia che non osserva l’esterno, lo accoglie riempiendolo di sospetti.
Italia di terra e di sassi, di detriti al posto di fiumi, di barche e di sole   
essiccati.
Italia di paure e speranze, di soffi di vita in anfratti poco frequentati.
Italia di motori arrugginiti e sorpassati.
Italia neolitica, paroliera di un canzoniere di grasse risate.

Desta Italia!

C’è chi tenta di svegliarti,
nella modica attesa come sopruso alle verità.






DA CAPORETTO AL PIAVE
di Paolo Pasquinuzzi

           Cantava la mitraglia ed il cannone
sui passi di quei monti martoriati,
l’alpin falciando e insieme l’illusione
di cacciar via i nemici tanto odiati.

         A Caporetto infatti, là nel piano
dopo un attacco ancora più pressante,
si ritirò l’esercito italiano…
fu un fuggi fuggi unanime e umiliante.

         Ci fu però sul Piave una reazione…
frammento di un orgoglio nazionale,
rinacque la speranza… l’illusione;

         sul sacro fiume, dal sangue arrossato,
riscossa diventò quella disfatta…
ed il nemico indietro fu cacciato.






FRATELLI  D’ ITALIA
di Filippo Pirro

Bandiere tricolori a festeggiare
un pallone in delirio tra gli sponsor
sei questo Italia mia per i miei figli
che nulla sanno di Quarto e Volturno
del bisnonno PRESENTE a Redipuglia
e del nonno che urlava o bella ciao
 
Affratellati da un grande fratello
ipnotizzati biutifulizzati
immemori ciattiamo su feisbuk  
Piazza Fontana Via Fani Capaci
son solo flatus vocis e sul Po
cravatte verdi cantano il Nabucco






QUELL’ARMADIO
di Alessio Romano

- Leveremo le corde vocali
a chi dovesse parlare -
- Parlare è uno strumento
potente
per chi dice la verità,
la verità viene nascosta
da chi tiene l’armadio chiuso a chiave -
- La verità è un fenomeno inquietante
sin troppo scomodo,
per chi tiene aperto l’armadio,
tutti lo guardano,
tutti prendono in prestito l’abito,
tutti lo indossano
in uno solo,
e l’abito è vistoso -
- E’ un inganno –
- Io non ci credo -
- Bisogna usare il laser
senza fare troppo rumore –
- The noise is allying with the truth –
l’americano amava the Italians.
- Il laser è pronto –
- Chiudete l’armadio! -.
- It doesn't close, Damn! –
- Oh my God! –
- L’armadio non si chiude, Ministro! –
- Eliminarlo! –
- L’armadio incombe su di noi! –
- Opss... –
Splash!
- The closet is eating the lies,
we did not know it,
we have to do something,
the Devil is near –


- Troveremo in lui
un degno alleato –,
the Devil is approaching,
the Devil  is near,
the light goes dark
the silence enfolds;
this is the end:
the beginning of disasters,
but not in this World.






ASSEDIO
di Doriana Tozzi
 
Accampamenti di direttori d'orkestra
e presidi d'università alcolizzati
su spiagge di carte al macero
ex libri trattanti pace e arte
arterie di cultura bulimica
vomitata da comizi urlanti
pro-guerriglia
pro-patria
contro culturalmente protorazzisti
inermemente armati di parole taglienti
solo per portare le loro bandiere
tra folle
e faide
e furbe prigioni...